Qualche anno fa avevo la convinzione che i miei cani mi avrebbero accompagnata in ogni mio viaggio, o meglio, i miei viaggi erano programmati sulla base di dove sarebbero potuti venire loro.
Una volta decisa la meta, selezionavo le attività e gli itinerari pensando sempre alla possibilità di condividerli con i miei cani.
Prendere un aereo era escluso, non li avrei mai fatti viaggiare in stiva.
Non visitavo città, perché loro non erano abituati al caos, al traffico e agli altri cani.
Se andavo al mare sceglievo le spiagge in base a dove erano i benvenuti.
Se andavo in montagna organizzavo solo escursioni a loro accessibili tenendo conto degli acciacchi che uno dei due aveva, e uno dei due qualcosa aveva sempre.
Facevo tutto questo con amore, con immenso amore.
Ciò che mi muoveva era il senso di responsabilità nei loro confronti, mi ripetevo che se facevano parte della famiglia allora venivano pure loro. Non mi sentivo serena ad affidarli a qualcuno che non li conosceva profondamente, che non era al corrente delle loro abitudini, che non era in grado di leggere le loro espressioni o movimenti, che non comprendeva il loro modo di comunicare, che non capiva tempestivamente se manifestavano delle problematiche di salute. Dal mio punto di vista nessuno lo era, non ci provavo nemmeno a cercare questo qualcuno.
Se ripenso con onestà a quelle vacanze so che non sempre sono state funzionali al mio benessere o non sempre ho scelto pensando a ciò che avrebbero desiderato i miei cani. Non ho sempre ascoltato ciò di cui avevo bisogno, nè ciò che erano in grado di affrontare i miei cani. Ciò che che mi guidava era esclusivamente il mio grande senso di responsabilità e un po’ di senso di colpa.
Oggi prima di programmare un viaggio o una vacanza mi chiedo sempre di cosa ho bisogno e se questo bisogno si concilia con il benessere del mio cane.
Vado in vacanza… e il mio cane? Viene con me o resta a casa?
Non c’è una scelta giusta e una scelta sbagliata; c’è un’attenzione a seguire il mio bene e il bene del mio cane, i miei desideri e le sue esigenze, il mio essere umana e il suo essere cane.
In questa mia ultima vacanza al mare, terminata alcuni giorni fa, mi sono presa del tempo per osservare i cani che vedevo in spiaggia, in acqua, in traghetto, al ristorante e durante le passeggiate nei centri turistici.
Ho visto cani felici, a proprio agio e entusiasti, ho visto cani impauriti, fisicamente stremati, altri al limite del maltrattamento e cani semplicemente tolleranti.
Ho visto proprietari sereni, rilassati e altri affannati, nervosi e altri ancora in seria difficoltà nella gestione del proprio cane.
Come faccio, quindi a scegliere se portare il mio cane in vacanza?
Prima di tutto cerco di essere onest* con me stess* e mi chiedo se desidero e se ho le risorse mentali e l’energia per condividere in maniera costruttiva lo spazio vacanze con il mio cane; se la risposta è no, cerco una persona a cui affidarlo che possa offrirgli un posto che lo faccia sentire come a casa e che abbia le competenze per prendersene cura sia dal punto di vista fisico che emotivo.
Se, invece, la risposta è sì, allora organizzo la vacanza tenendo realmente conto delle sue esigenze. Il viaggio sarà su mezzi di trasporto che lui tollera e su cui non è in difficoltà, programmerò di trascorrere del tempo di qualità con lui, sceglierò una località in cui lui si sentirà a suo agio, farò sempre attenzione al suo benessere fisico, sarò flessibile nella gestione del programma in base ai suoi bisogni.
Un cane non è mai un bagaglio a mano, un bagaglio che posso semplicemente trascinarmi dietro, è un essere vivente che prova emozioni e sentimenti, che sente caldo, freddo, che ha bisogno di muoversi, giocare, riposare, di essere osservato, ascoltato e rispettato.
Se ti senti in difficoltà rispetto a questa scelta non esitare a chiedere aiuto a persone esperte, a pet counsellor, educatori o istruttori cinofili che ti possano ascoltare e guidare verso una decisione consapevole che faccia felice te e il tuo cane.



