Il primo gesto di amore

Un gesto, un gesto del braccio che si apre verso l’altro e una mano che lo invita a entrare, a venire verso di noi. Si tratta di un semplice gesto, di un movimento istintivo, ancestrale.

Un gesto che esplicita una spinta innata di accudimento.

Un gesto attivato dal bisogno di mettere in atto comportamenti di aiuto, protezione e cura nei confronti di altri esseri viventi.

Un gesto che, spesso, sta all’origine della scelta di adottare un altro essere vivente.

Questo gesto è sufficiente per dare vita a una relazione di amore, di protezione, di cura?

Soprattutto, è sufficiente a garantire una scelta responsabile che duri finchè morte non ci separi, nella malattia, nelle difficoltà e negli imprevisti?

Dal gesto alla scelta responsabile c’è un ascolto di sè profondo ancorato alla quotidianità, un ascolto che tiene conto della pulsione, delle emozioni legate a questa propensione ma anche di un desiderio intenzionale capace di proiettarsi nel futuro della vita concreta.

Mi immagino trascorrere qualche lustro di vita insieme a quell’essere vivente?

Mi immagino uscire con la pioggia, con il vento, con il caldo, con la febbre…?

Mi immagino rinunciare a festeggiare l’ultimo dell’anno perchè l’animale che ho accolto ha paura dei botti?

Mi immagino dover fare le pulizie il doppio di quello che farei normalmente per i suoi peli, i suoi vomiti, le sue pipì, le cacche, gli schizzi di fango o le strisciate nel muro per asciugarsi?

Mi immagino accudirlo quando si ammala o quando si fa male?

Mi immagino accettare di perdere delle amicizie, perchè ci sono e ci saranno persone che chiederanno di scegliere tra loro e il mio animale?

Questi sono solo alcuni dei mi immagino che ogni persona che vorrebbe fare il gesto dell’accoglienza dovrebbe tenere in considerazione prima di adottare un essere vivente.

Se si riesce a immaginare tutto questo nella propria vita reale allora non si tratta solo di un gesto dettato da pulsione, ma di un desiderio profondo capace di sostenere ogni imprevisto di una vita insieme.

L’immaginazione, per quanto assurdo possa sembrare, è sempre molto vicina alla realtà.

Quel gesto è il primo gesto di amore.

Quel gesto è un movimento importante: un’apertura del sistema famiglia, la disponibilità a trovare un nuovo equilibrio, ad accogliere cambiamenti, a scoprire qualcosa di nuovo su di noi.

Quel gesto è un’opportunità evolutiva che durerà per tutta la relazione.

I nostri esseri viventi possono diventare specchio, possono farsi carico, possono mostrarci qualcosa.

Quando lo riconosciamo, la responsabilità torna a noi.

Sta a noi scegliere.

Noi possiamo scegliere, gli esseri viventi che adottiamo no.

Possiamo riprenderci ciò che ci appartiene.
Le nostre emozioni, le nostre ferite, i nostri bisogni.
E restituire a loro ciò che meritano:
la leggerezza della loro vita.

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