Cosa scelgo? Ciò che è buono per me o ciò che è giusto?
Per molto tempo non ne conoscevo la differenza, non mi ponevo nemmeno la questione.
Sceglievo semplicemente ciò che era giusto per il contesto in cui vivevo, per la mia morale, per essere coerente con l’educazione ricevuta, per aderire alle aspettative, per paura del giudizio, soprattutto del mio giudizio interiore.
Scoprire che si può scegliere anche ciò che è buono per me e che fare questa scelta significa ascoltarmi nel profondo, questo è stato uno degli switch più profondi per la mia evoluzione.
Fare silenzio, mettere a tacere tutte le sovrastrutture per far emergere la voce interiore e ascoltare cosa mi suggerisce è un regalo meraviglioso che quotidianamente mi impegno a fare per me stessa.
Non è sempre facile distinguere i suggerimenti della nostra saggezza interiore, talvolta il frastuono della mente è fortissimo, i pensieri formano vortici potentissimi in cui rischio di cadere sprofondando nella routine del “è giusto così, non potevo fare altrimenti”. L’aver fatto esperienza del costruirmi giorno dopo giorno ascoltando i miei bisogni, dando spazio ai sogni e al pensiero divergente, però, diventa un ancoraggio che mi rimette in contatto con il mio sentire; fa squillare campanelli d’allarme che vibrano nel corpo e nelle emozioni riscuotendomi dal torpore di scelte non affini alla mia essenza.
Perchè ho scelto il mio bene? Perchè mettere in atto un cambiamento così profondo?
Per essere felice
Per sentirmi libera dalle catene del mio giudice interiore che si manifesta come un vero tiranno obbligandomi, attraverso i sensi di colpa e la paura, a seguire i suoi imperativi categorici nelle relazioni, nel lavoro, nell’essere madre e moglie e nella manifestazione della mia vera unicità.
Tutti noi assorbiamo come spugne le ingiunzioni che ci arrivano dalla famiglia di origine con tutti suoi antenati, dalla scuola e dalla società e, la maggior parte delle volte, ci viene chiesto di aderire attribuendo a tutto questo un senso di giustizia e di lealtà.
Piano piano la nostra capacità innata di dirigerci verso il nostro benessere e la nostra felicità viene tacitata, spedita in un luogo recondito di noi stessi dove, per essere recuperata, bisogna dare avvio a un’opera di sgombero e ristrutturazione con un dispendio di energie emotive non indifferente.
Fortunatamente il risultato ripaga di ogni fatica.
Ritrovare se stessi e la propria autenticità è un dono che non ha paragoni, è un ringraziamento alla vita, a quella vita che ha scelto noi, proprio noi.
La vita che è dotata di infinite sfumature di colori che creano in ciascuno di noi un’armonia unica e irripetibile.
Lasciamo che quest’armonia si manifesti e brilli nella sua unicità con scelte che siano alleate al nostro volerci bene, all’amore per noi stessi nella frequenza del rispetto della libertà dell’altro.



